Ciao Franca, guidaci nel cammino che verrà...

 Friday 31 May 2013 | Deborah




La Camera approva la Convenzione di Instanbul

 Tuesday 28 May 2013 | Deborah

La Camera dei Deputati ha approvato la ratifica della Convenzione di Istanbul. Un primo passo contro la violenza sulle donne espresso con voto unanime, 545 sì su altrettanti deputati presenti.
Un segnale di sensibilità dell’istituzione, tanto più importante perché arriva nelle ore in cui, in Calabria, viene dato l’addio all’ennesima vittima della ferocia maschile, Fabiana, la giovanissima donna c...he in questi due giorni di interventi molti deputati e deputate hanno voluto onorare.
Ora il testo passa al Senato, dove ho fiducia che potrà contare su un’eguale attenzione. Si tratterà poi di varare la legge di attuazione della Convenzione, che abbia la copertura finanziaria necessaria per permettere la realizzazione dei concreti interventi di sostegno. Sono certa che il nostro Parlamento saprà continuare sulla strada oggi intrapresa. Così come spero che l’Italia possa assumere a livello internazionale un ruolo di traino verso quei Paesi – dell’Unione Europea o esterni ad essa – che non hanno ancora sottoscritto la Convenzione.Visualizza altro

Fonte: Laura Boldrini


Torna l'aborto clandestino

 Thursday 23 May 2013 | Deborah

Otto medici su dieci oggi sono obiettori. Così dopo 35 anni muore la legge 194

Oltre l'80% dei ginecologi è obiettore di coscienza e le donne respinte dalle istituzioni tornano al segreto: ventimila le interruzioni di gravidanza illegali calcolate dal ministero della Sanità, ma secondo alcune stime sono almeno il doppio. Ambulatori fuorilegge e farmaci di contrabbando. "Una sconfitta di tutti, perché la norma funzionava, ma è diventata una corsa a ostacoli"ROMA - Il cartello è scritto a penna, a volte su un pezzo di cartone. "Qui non si effettuano più Ivg". Ossia interruzioni volontarie di gravidanza. Aborti cioè. Porte sbarrate, reparti chiusi, day after di qualcosa che c'era, funzionava, e adesso è in disuso, smantellato, abbandonato. "Tutti i medici sono obiettori di coscienza, vada altrove". Altrove è l'Italia che torna alla clandestinità: da Nord a Sud in intere regioni l'aborto legale è stato cancellato, oltre l'80% dei ginecologi, e oltre il 50% di anestesisti e infermieri non applica più la legge 194. Accade a Roma, a Napoli, a Bari, a Milano, a Palermo. Le donne respinte dalle istituzioni tornano al silenzio e al segreto, come quarant'anni fa. Alcune muoiono, altre diventano sterili, ma nessuno ne parla. Ventimila gli aborti illegali calcolati dal ministero della Sanità con stime mai più aggiornate dal 2008, quarantamila, forse cinquantamila quelli reali. Settantacinquemila gli aborti spontanei nel 2011 dichiarati dall'Istat, ma un terzo di questi frutto probabilmente di interventi "casalinghi" finiti male. Cliniche fuorilegge, contrabbando di farmaci: sul corpo delle donne è tornato a fiorire l'antico e ricco business che la legge 194 aveva quasi estirpato.


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I no che noi donne dobbiamo dire

 Thursday 16 May 2013 | Deborah

Ci sono almeno due concetti che potrebbero essere evitati nelle cronache ormai quotidiane sulla violenza contro le donne. Il primo è il concetto di "emergenza". C'è infatti uno strano automatismo nel nostro Paese. Secondo il quale se episodi analoghi e gravi si ripetono con una certa frequenza vuol dire che si deve rispondere con una logica emergenziale. Ed invece nel bollettino quotidiano dell'orrore contro mogli, fidanzate o amanti c'è una violenza stratificata e con radici profonde. Più aumentano i casi, più si dovrebbe ragionare in termini di problema strutturale e quindi culturale.

Il secondo concetto è quello di 'raptus', riportato spesso nei titoli dei giornali. Quando però si va a leggere il pezzo si capisce che di improvviso non c'è stato proprio nulla. Ciò che è stato definito "raptus" era invece un gesto ampiamente annunciato. Penso ad uno degli ultimi casi: Rosaria Aprea, ventenne di Caserta, ridotta in fin di vita da un fidanzato geloso fino all'ossessione. Stordita dall'anestesia, ha avuto la forza di indicare il suo compagno come l'autore di quella violenza. Lo stesso che già due anni fa l'aveva mandata in ospedale, a furia di calci e pugni.

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Sul femminicidio lo sdegno non basta. E ora verifichiamo se chi doveva proteggere Michela Fioretti non l'ha fatto.

 Sunday 05 May 2013 | Deborah

Se fosse vero, come riferiscono gli organi di informazione, che Michela Fioretti, prima di essere trucidata dal solito ex uomo, aveva denunciato la situazione di pericolo in cui si trovava, ricevendo come risposta frasi banali e irresponsabili dagli organi preposti alla sua tutela (non c’è nulla da fare), allora occorrerebbe intervenire con estrema decisione per verificare se chi aveva il dovere di proteggere la donna non l’ha fatto e per quale motivi.

Bisogna, in altre parole, accertare se qualche operatore di giustizia abbia in maniera superficiale trattato un caso che poteva presentare rischi di progressione di violenza per Michela Fioretti non applicando quegli strumenti di tutela che, oggi, la normativa italiana sul maltrattamento e sullo stalking prevede.

Siano essi poliziotti o magistrati.

Esistono infatti consistenti interventi culturali, realizzati su tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare e formare chi deve gestire un caso di violenza domestica e che hanno come obiettivo primario quello di selezionare la vicenda personale, rispetto alla massa di carte che investono il sistema giudiziario, proprio per consentire una potenziale valutazione di rischio per la parte lesa e quindi l’adozione di misure di protezione a sua tutela.

Si tratta di forti investimenti di risorse che servono per formare una rete protettiva che deve tuttavia funzionare quando si affrontano casi, come quello di Michela Fioretti, che appaiono dotati di potenzialità di rischio decisamente alte.


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