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Welfare Point: una risposta innovativa alle esigenze sociali della comunità

 Thursday 23 June 2016 | Deborah

A Cittadella è nata una realtà che aiuta i cittadini a conoscere i servizi del territorio, orientandoli verso le soluzioni più adatte ai loro bisogni

Negli ultimi decenni la struttura demografica italiana è cambiata radicalmente. Oggi gli anziani nel nostro paese sono il 20% della popolazione, ma si stima che entro il 2065 saranno un terzo del totale, con un’aspettativa di vita vicina ai 90 anni e una spesa pubblica direttamente collegata all’età (previdenza, assistenza e sanità) pari ad un terzo del PIL nazionale. Inoltre, nei tre decenni precedenti la recente crisi economica, i divari retributivi si sono ampliati e la disuguaglianza del reddito delle famiglie è aumentata nella maggior parte dei Paesi dell’OCSE. Un aumento che è stato determinato in larga parte dai cambiamenti nella distribuzione di salari e stipendi, che rappresentano il 75% del reddito familiare tra gli adulti in età lavorativa.

L’accresciuta disparità delle retribuzioni ha fatto sì che un maggior numero di persone abbia dovuto attingere ai sistemi di protezione sociale per mantenere lo stesso livello di vita. Tuttavia tali politiche, come dimostrato da Berg e Ostry (2011) e Zettelmeyer (2012) non sono state in grado di ridurre la disuguaglianza dei redditi. A fronte di ciò è evidente che l’attuale modello di welfare vada ridisegnato, perchè incapace di fornire risposte adeguate ai crescenti bisogni delle persone, ma anche perchè un welfare inefficiente, nel medio e lungo periodo, rende un territorio ostile alle imprese, la cui produttività e crescita viene fortemente influenzata dall’ecosistema in cui sono inserite. Questo processo, spesso sottovalutato dagli imprenditori, rischia di far diventare estese aree del Paese inospitali per lo sviluppo di nuovi cluster economici e di conseguenza destinate al progressivo impoverimento economico e sociale.


Welfare Locale: la ricerca-azione partecipata sui bisogni dei cittadini

Partendo da queste riflessioni, Innova ha sviluppato Welfare Locale, un modello di welfare territoriale che mira a rispondere alle nuove sfide sociali coinvolgendo attivamente tutti gli attori territoriali. Il modello si fonda sul concetto di "sussidiarietà circolare", mettendo in interazione le tre sfere di cui si compone la società: la sfera dell’ente pubblico (Stato, Regioni, Comuni, ecc.), la sfera delle imprese e la sfera della società civile organizzata (associazioni, cooperative sociali e fondazioni) (Zamagni, 2011). Con Welfare Locale questi tre soggetti trovano modalità di interazione sistematica sia nel momento in cui si progettano gli interventi, sia per assicurarne la gestione e la sostenibilità.

La sperimentazione del modello Welfare Locale è iniziata nel 2014, tramite una “ricerca-azione partecipata” (RAP) nel territorio dell’alta padovana, mirata a rilevare ed analizzare i bisogni dei cittadini attraverso due questionari realizzati ad hoc da un team multidisciplinare: uno per le famiglie con bambini in età scolare e uno per i lavoratori delle imprese. Grazie al coinvolgimento diretto di amministratori locali, insegnanti e rappresentanti di classe delle scuole dell’infanzia e primarie, sono stati distribuiti 1.798 questionari, con una percentuale di restituzione che ha superato l’80%.

Secondo i rispondenti, i tre servizi più importanti da migliorare o da creare sono gli orari dei servizi al cittadino (50,6%), i servizi doposcuola (42%) ed i servizi sanitari convenzionati (33,1%). Alla domanda “Pensando alla comunità, quali ambiti ritiene più importante valorizzare nel territorio in cui abita?”, le risposte più indicate sono state: per i giovani, luoghi e occasioni di aggregazione supervisionata da educatori, attività sportive e strutture pomeridiane di formazione e supporto allo studio; per gli adulti, attività di collaborazione e buon vicinato, luoghi e occasioni di aggregazione e attività culturali.


L'analisi di WelfareNet sulle necessità di imprese e lavoratori



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Self management: la ricetta perfetta per il successo (non solo lavorativo)

 Friday 17 June 2016 | Deborah

Di self management si parla già da un po’, ma negli ultimi anni è tornato alla ribalta per esser riuscito a proporre un metodo infallibile di gestione delle proprie vite: vediamo quale…

Non solo smart working. Il self management, parola anglosassone che definisce la realizzazione, gestione e promozione della propria carriera, di recente sta diventando uno dei temi caldi nel management. Ma cosa significa davvero “essere manager di se stessi”? Secondo Antonio Foglio, docente di marketing in svariate università italiane e autore del libro “Il marketing personale” (FrancoAngeli, 2007), significa anche <>. E non pensare che sia un gesto egoista, anzi! E’ una mossa strategica per la tua carriera: lo sai che le maggiori aziende internazionali hanno inserito corsi di self-management per i loro dipendenti? Una vera e propria scienza quindi, che per essere attuata necessita di obiettivi e fasi ben precisi. Vediamo quali.

Primo step: guardarsi dentro

Non si può delineare un progetto di vita se non si è coerenti con se stessi: continuare a inseguire sogni e progetti a cui non teniamo veramente non porterà mai alla soddisfazione personale. Un percorso di coaching può essere d’aiuto nella definizione di aspetti e caratteristiche di sé: punti di forza e debolezza, pensieri limitanti e pianificazione di obiettivi. Non si può sapere dove andare se non si sa dove si è.

Secondo step: definisci le aree della tua vita

Gli impegni quotidiani spesso si accavallano, e tutto può sembrare molto più confusionario se non si stabiliscono degli obiettivi: hai mai pensato che la tua vita si possa dividere in sette cluster, ognuno con un proprio equilibrio? Nel self-management, è proprio questo il punto cruciale del percorso: riconoscere i sette pilastri della propria vita ed equilibrarli. Di solito si dividono in famiglia, socialità, benessere psicologico, benessere fisico, soldi, interessi extra e lavoro. Ma nulla vieta che possa essere tu stessa a stabilire un ordine di priorità. L’importante è saperli riconoscere e gestirli al meglio: dai troppa importanza al lavoro? Impara a dire di no! La famiglia non ti permette di raggiungere i tuoi obiettivi personali? Impara a delegare, chiedendoti davvero se le cose che ti occupano la giornata siano veramente urgenti e importanti.

Terzo step: messa in onda della strategia


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Maternità e lavoro: il caso dello Studio Dentistico Balestro

 Tuesday 24 May 2016 | Deborah

Quali strumenti per salvaguardare diritto alla maternità e produttività? L'esempio di una piccola impresa vicentina con un organico tutto al femminile

È stata più volte dimostrata l’esistenza di un legame tra l’aumento dell’occupazione femminile e la crescita del PIL. Guardando ai dati Istat 2015 relativi all’occupazione femminile (Italia verso Europa 2020, 2015) si evince che la Svezia è il paese in Europa in cui più donne lavorano (77,6%), mentre l’Italia si attesta al 50,3%, meglio solo della Grecia (44,3%). Il fatto che l’Italia abbia ancora dei tassi di occupazione femminile più bassi rispetto alla media europea ci permette però di parlare di un “vantaggio comparato” da sfruttare. Di conseguenza l’occupazione femminile non è un interesse limitato alle sole donne che vogliono emanciparsi, ma riguarda la popolazione nella sua interezza: far crescere l’occupazione femminile deve essere un obiettivo strategico per il nostro paese. Vi raccontiamo il caso dello Studio Dentistico Balestro, che ha saputo trovare soluzioni efficaci per agevolare la conciliazione vita-lavoro delle proprie collaboratrici.

Gli ostacoli per le lavoratrici

Una donna che vuole entrare nel mondo del lavoro, incontra come primo ostacolo il fatto di dover abbandonare quelle attività di cui si occupava a tempo pieno, come la cura della casa e della famiglia. L’aggiunta di uno stipendio generalmente permette di far fronte ad alcune spese che compensano l’assenza della donna (donna delle pulizie, baby-sitter e casa di cura), ma nessun servizio a pagamento riesce ad esonerare interamente la donna lavoratrice da tutti i compiti casalinghi che le competono - e inoltre opportuno sottolineare che l’obiettivo delle politiche di conciliazione è quello di inserire le donne nel mondo del lavoro, ma non di escluderle dall’ambiente familiare. Un altro ostacolo che limita l’occupazione femminile è che molte donne dopo il parto preferiscono o si trovano obbligate ad interrompere il rapporto di lavoro con l’azienda, per paura di non potersi prendere cura dei figli adeguatamente. Su questa scelta incidono anche le spese relative alla cura dei figli neonati, la carenza di posti disponibili all'interno degli asili nido e l’assenza di familiari che possano offrire sostegno. Queste problematiche generano nuovi bisogni a cui il welfare deve cercare di trovare risposte: è per questo che si sente sempre più spesso parlare del tema della conciliazione vita-lavoro.


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Empatia, capacità di ascoltare e di fare domande: così nasce una negoziazione efficace

 Wednesday 11 May 2016 | Deborah

Lo sapevi che negoziare parte prima di tutto dalla capacità di ascoltare e di fare domande? Con Cristina Casiraghi, professoressa di Tecniche e negoziazione all’Università Cattolica di Milano, scopri passo dopo passo perché negoziare è importante e perché serve. Nella vita e nel lavoro.

Rieccoci a parlare di negoziazione… e nel modo meno “tecnico” possibile, perché questa volta ho voglia di toccare il tema dell’empatia, che della negoziazione come noi la intendiamo è davvero “la chiave di ingresso”. Eppure, a oggi l’approccio più diffuso tra i non addetti ai lavori continua a essere quello dell’uno contro l’altro, del confronto in cui la vera priorità non pare affatto il raggiungimento dei propri obiettivi, bensì la vittoria sull’altro (meglio se schiacciante). Quante occasioni mancate e risorse sprecate… e se invece cominciassimo a guardare all’altro come a un partner da “ingaggiare” per poi cercare insieme una soluzione al problema che ci coinvolge entrambi? Adottare un simile approccio può sembrare difficile e per certi versi lo è, specie all’inizio, ma insistendo finisce con il diventare una forma mentis di provata efficacia.

Pensiamoci: ciascuno di noi è ricco di tante sfumature, così come nella vita non esistono solo i fatti, ma anche e soprattutto ciò che quei fatti rappresentano, esiste la componente razionale, ma anche l’emozione, ed è raggiungere e mantenere l’equilibrio tra i due la vera sfida, anche al tavolo negoziale.

Noi donne però quella sfida possiamo vincerla, facendo appello a uno dei nostri tratti più belli, la capacità innata di entrare in sintonia con chi ci sta di fronte; proprio l’empatia, infatti, permette di andare oltre quando la semplice pretesa negoziale non basta, di individuare e suonare altre corde, spesso quelle decisive.

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Al posto delle principesse, le vite di 100 donne straordinarie: il libro di favole fa il boom su Kickstarter

 Wednesday 04 May 2016 | Deborah

Un libro di favole moderno, pieno di storie di donne realmente vissute che hanno cambiato il mondo. E’ il progetto lanciato su Kickstarter dalla startup Timbuktu Labs, che ha già raccolto il triplo dell’obiettivo iniziale

Le favole di oggi non raccontano storie di principesse e cavalli bianchi. Le bambine di oggi hanno bisogno di puntare su qualcosa di più di una scarpetta di cristallo che risolve la vita. Non è mancanza di fantasia, è innovazione. Perfino la Disney ha sentito la necessità di aggiornare il suo immaginario rompendo lo schema del principe e principessa con la sorellanza di Frozen: e, nemmeno a dirlo, è stato un successo. Le favole di oggi sono storie vere: l’esempio non lo dà la morale alla fine del libro, ma l’esperienza di una persona in carne e ossa o vissuta nel passato. Questo è l’obiettivo del progetto della startup Timbuktu Labs: si chiama “Good Night Stories for Rebel Girls”, in italiano “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, ed è una collezione di 100 storie illustrate da 100 artiste che celebrano altrettante donne straordinarie. Per finanziarsi, il libro ha lanciato una campagna di Kickstarter lo scorso 27 aprile ed in pochi giorni ha superato ampiamente l’obiettivo iniziale di 40 mila dollari.

Donne che hanno cambiato il mondo

“Good Night Stories for Rebel Girls” è il libro di favole dei giorni nostri. Alle bambine racconta donne vere: che hanno fatto qualcosa di grande, o che nella loro vita hanno dovuto superare molti ostacoli, dovuti al lavoro che fanno, al colore della loro pelle o semplicemente al fatto stesso di essere nate donne. I profili spaziano: pittrici, scienziate, danzatrici, astronaute, del passato o del presente, da tutto il mondo. Frida Kahlo, Elisabetta I, Serena WIlliams: hanno in comune una vita fuori dal comune, un ruolo importante nella storia del loro settore.

Una favola diversa
Timbuktu Labs è una startup con base a Los Angeles che produce contenuti e servizi per bambini con una particolare attenzione alle bambine. Ve ne avevamo già parlato per l’e-book sulla vita di Margherita Hack e per il progetto di riqualificazione urbana dei parchi giochi. “Nel nostro percorso da imprenditrici abbiamo spesso desiderato di essere cresciute circondate da più modelli femminili in ruoli di leadership” spiega Elena Favilli, amministratore delegato di Timbuktu Labs. “Ci sproniamo costantemente a farci avanti e compriamo libri sul superamento degli stereotipi di genere…ma questo genere di letture arriva troppo tardi. Essere esposte quanto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale”.

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